ROMA – La UIL Polizia ha inviato una nota al Dipartimento della Pubblica Sicurezza per segnalare una criticità riguardante il computo delle assenze ai fini del FESI (Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali), in particolare quelle relative a cure termali e malattie connesse a infermità riconosciute dipendenti da causa di servizio.
A seguito di numerose segnalazioni provenienti da diverse realtà territoriali, in particolare dalle province di Napoli e Palermo, alcuni dirigenti starebbero applicando un’interpretazione ritenuta non corretta della normativa, classificando tali assenze come assenza ordinaria nei prospetti di presenza del sistema P.S. Personale.
Una situazione che, oltre a generare malcontento tra il personale interessato, comporterebbe anche potenziali effetti negativi sugli istituti economici e giuridici, tra cui proprio la produttività collettiva (FESI).
Il quadro normativo
La UIL Polizia ricorda che il personale della Polizia di Stato affetto da infermità riconosciute dipendenti da causa di servizio ha diritto alla fruizione del congedo straordinario per infermità, istituto distinto dalla malattia comune e previsto dall’art. 37 del D.P.R. n. 3/1957 e dall’art. 60 del D.P.R. n. 782/1985, finalizzato a tutelare il dipendente che ha subito una menomazione derivante dall’attività lavorativa.
Inoltre, la disciplina relativa al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio è regolata dal D.P.R. n. 461/2001, che stabilisce le procedure e gli effetti giuridici del riconoscimento del nesso tra attività di servizio e infermità.
La normativa prevede anche specifiche eccezioni in materia di cure termali, consentite in particolare nei confronti dei mutilati e invalidi per servizio, proprio per garantire la tutela dei dipendenti che riportano conseguenze fisiche derivanti dall’attività lavorativa.
La ratio dell’intero sistema normativo è chiara: evitare che le assenze direttamente correlate a infermità riconosciute dipendenti da causa di servizio vengano assimilate alla malattia comune, con conseguente pregiudizio economico e giuridico per il dipendente.
Le criticità segnalate
Il sindacato evidenzia che diversi operatori della Polizia di Stato hanno fruito di cure termali regolarmente autorizzate, correlate a postumi di traumi già riconosciuti dipendenti da causa di servizio.
Tuttavia, in alcuni uffici tali giornate risulterebbero registrate come assenze ordinarie, con possibili ripercussioni negative sul computo delle presenze utili ai fini del FESI.
Secondo consolidata prassi amministrativa, invece, le assenze per infermità occorse in servizio, comprese quelle finalizzate a trattamenti terapeutici connessi a patologie riconosciute dipendenti da causa di servizio, dovrebbero essere equiparate alla presenza in servizio, nei limiti previsti dalla normativa vigente.
La richiesta della UIL Polizia
Per questo motivo la UIL Polizia ha chiesto al Direttore Centrale della DAGEP un intervento chiarificatore presso gli uffici del Dipartimento, al fine di fornire indicazioni univoche alle articolazioni territoriali.
In particolare, il sindacato chiede di chiarire:
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la qualificazione giuridica delle assenze per cure termali autorizzate e per malattia connessa a traumi riconosciuti dipendenti da causa di servizio;
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l’eventuale esistenza di disposizioni interne o circolari che disciplinino il trattamento di tali assenze;
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le modalità di computo nei prospetti di presenza/assenza del personale;
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gli effetti sul FESI e sugli altri istituti economici e giuridici collegati alla presenza in servizio;
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la possibilità di riliquidare eventuali istituti economici penalizzati da un errato computo delle giornate.
Garantire uniformità e tutela del personale
La UIL Polizia ha infine evidenziato la necessità di superare le attuali disparità di trattamento tra uffici diversi, dove in alcuni casi tali assenze vengono correttamente riconosciute ai fini della produttività, mentre in altri no.
L’organizzazione sindacale auspica quindi che un autorevole intervento del Dipartimento della Pubblica Sicurezza possa garantire uniformità applicativa su tutto il territorio nazionale, tutelando i diritti del personale che, a causa di traumi subiti in servizio, può riportare postumi anche a distanza di molti anni.






