UIL Polizia celebra il traguardo della smilitarizzazione: “Difendiamo ciò che abbiamo costruito, guardando al futuro alla ricerca delle piene libertà sindacali“
Il 1° aprile 1981 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini promulgava la Legge n. 121/1981, la “Magna Carta della Polizia di Stato”. Con quel provvedimento storico il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza veniva trasformato in una forza di Polizia ad ordinamento civile: smilitarizzata, aperta alle donne, dotata di piena dignità professionale e, soprattutto, libera di sindacalizzarsi.
Quarantacinque anni dopo, la UIL Polizia rende omaggio a quel giorno e a tutti i colleghi che, con coraggio e determinazione, resero possibile quella svolta democratica. La smilitarizzazione della Polizia di Stato e la sindacalizzazione non furono solo conquiste tecniche: furono un atto di civiltà che ha reso la Polizia di Stato più vicina ai cittadini e più rispettosa dei diritti di chi la compone.
Tuttavia, non tutto è stato completato.
Ancora oggi permangono criticità pesanti e irrisolte che la Legge 121/1981 ha lasciato in eredità e che il tempo non ha sanato. I cosiddetti “paletti” imposti dalla norma continuano a vietare ai sindacati della Polizia di Stato di essere pienamente integrati nelle confederazioni sindacali civili maggiormente rappresentative (CGIL, CISL e UIL). Una separazione forzata e anacronistica che mortifica la libertà sindacale e impedisce una rappresentanza unitaria nel comparto sicurezza.
È un’assurdità logica e giuridica: da un lato la legge vieta ogni forma di affiliazione o relazione organizzativa con le confederazioni sindacali; dall’altro lato la parte pubblica continua a sottoscrivere contratti nazionali e accordi sindacali proprio con i Segretari Generali dei sindacati maggiormente rappresentativi della Polizia di Stato, molti dei quali non sono più poliziotti in servizio perché in pensione da anni.
A questa contraddizione si è aggiunta, di recente, un’ulteriore stortura con il Decreto Milleproroghe. Il Governo ha infatti cristallizzato la rappresentatività sindacale alla “fotografia” del 2021, ignorando oltre 3.500 nuove deleghe sindacali rilasciate liberamente dai colleghi negli ultimi tre anni. Un atto che altera democraticamente la volontà espressa dai lavoratori e che, di fatto, penalizza proprio quelle organizzazioni che rappresentano attivamente i poliziotti in servizio.
Il Segretario Generale della UIL Polizia, Vittorio Costantini, ha dichiarato:
«Un atto che mortifica la volontà dei colleghi e mina la credibilità del sistema. La UIL Polizia non accetterà mai che un diritto fondamentale venga sospeso per decreto, né che si giochi con la rappresentatività sindacale dei lavoratori. Non è accettabile che, mentre si continua a firmare contratti con chi non è più in servizio, si neghi il riconoscimento delle deleghe di migliaia di poliziotti che hanno scelto liberamente il proprio sindacato».
È arrivato il momento di ridefinire radicalmente tutti gli aspetti della rappresentanza sindacale nel comparto sicurezza. Non è più ammissibile che al tavolo contrattuale si presentino tante sigle separate – Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria – per un unico contratto che riguarda l’intero comparto sicurezza e difesa.
Basterebbe creare delle sigle confederali agganciate alle grandi confederazioni CGIL, CISL e UIL per rappresentare in modo unitario e coerente tutto il comparto sicurezza. Pochi soggetti forti, legittimati dalle deleghe reali dei lavoratori in servizio, renderebbero più semplice e più efficace il confronto, evitando frammentazione, veti incrociati e difficoltà nel raggiungere accordi.
La UIL Polizia, fedele alla propria storia e alle proprie radici confederali, rilancia oggi con forza questa proposta: completare la riforma del 1981, superare i paletti anacronistici, riconoscere la volontà dei lavoratori e dare al comparto sicurezza una rappresentanza sindacale moderna, unitaria e libera.
Quarantacinque anni fa la Polizia di Stato ha scelto la democrazia.
Oggi tocca a noi completare quell’opera, perché i diritti dei lavoratori della sicurezza non siano più ostaggio di norme superate e di paradossi burocratici.






