Potenza – La gestione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio (C.P.R.) di Palazzo San Gervasio ha ormai raggiunto e superato il punto di non ritorno. Come UIL Polizia (congiuntamente alla Federazione Fsp), insieme alle altre sigle sindacali (SAP, SIAP, COISP), abbiamo inviato un’accorata e formale nota alle Segreterie Nazionali e al Signor Questore di Potenza per denunciare una situazione non più sostenibile.
Una scelta illogica che penalizza il territorio e gli operatori
Sin dalla sua istituzione, il C.P.R. di Palazzo San Gervasio – la prima struttura in Italia per numero di ospiti – ha gravato enormemente sulle spalle del personale della Questura di Potenza. A rendere il quadro ancor più drammatico contribuisce la scelta logistica di aver collocato il centro a oltre un’ora di distanza dal Capoluogo, complicando notevolmente sia le attività ordinarie che la gestione delle emergenze.
A fronte di un impegno imponente (servizi continui sul posto, scorte per i rimpatri a Fiumicino, ordine pubblico per i campionati di calcio di Lega Pro e Serie D), la Questura di Potenza conta su un organico reale di sole 200 unità circa.
Lo stop alle aggregazioni ministeriali: un finto risparmio
A far precipitare gli eventi è stata la progressiva riduzione e l’azzeramento finale delle aggregazioni ministeriali di Funzionari ed Ispettori, originariamente disposte proprio per coprire i turni al C.P.R.
L’Amministrazione ha tentato di giustificare questo stop con motivi di risparmio economico (spese di vitto e alloggio), ma si tratta di un’illusione: inviare costantemente il personale della Questura di Potenza in missione fuori sede genera comunque costi e indennità, finendo unicamente per svuotare gli uffici vitali della Questura (Passaporti, Denunce, Immigrazione, DIGOS, Squadra Mobile).
Si è giunti al paradossale e inaccettabile scenario in cui colleghi della Squadra Mobile devono sospendere le indagini o persino rinunciare alle ferie maturate per coprire i turni di 10 giorni al C.P.R. o per i servizi di rimpatrio.
«Non è organizzazione quella che consiste nello spostare sistematicamente il personale da un servizio scoperto ad un altro servizio scoperto. Questo approccio trasferisce solo il problema da un settore all’altro, mettendo a rischio la sicurezza degli operatori e l’efficienza dei servizi ai cittadini».
Le richieste chiare e immediate alla Segreteria e al Ministero
Di fronte a questa grave sofferenza organizzativa e alle palesi violazioni delle norme dell’A.N.Q. (Accordo Nazionale Quadro) a tutela dei lavoratori, come UIL Polizia chiediamo con fermezza tre interventi non più differibili:
1) Ripristino immediato (ad horas) delle aggregazioni di personale da altri reparti/sedi verso il C.P.R. di Palazzo San Gervasio, nella misura necessaria a coprire continuativamente i turni di Funzionari ed Ispettori senza impoverire la Questura.
2) Adeguamento e incremento strutturale dell’organico della Questura di Potenza, per commisurare le risorse disponibili ai reali carichi di lavoro istituzionali di una Questura di Capoluogo di Regione.
3) Istituzione di una gestione autonoma del C.P.R. (sull’esempio del modello adottato in Albania), dotata di un contingente di personale e risorse dedicate, per sottrarre definitivamente alla Questura di Potenza un onere sproporzionato.
Se non arriveranno risposte concrete e tempestive dal Ministero dell’Interno, la nostra sigla sindacale è pronta ad adire tutte le sedi competenti per tutelare i diritti, la salute e la sicurezza del personale della Polizia di Stato.





