“Pur nella consapevolezza di un generalizzato problema di organici su scala nazionale” – ha dichiarato Vincenzo RODI, Presidente Nazionale U.I.L. Polizia, che nella provincia bruzia svolge anche la funzione di Segretario Provinciale – “esistono alcune realtà della Polizia di Stato che vivono tale problematica in maniera più pesante di altre. Cosenza rappresenta in questo senso un “caso nel caso”, registrandosi un organico inadeguato alle esigenze del suo vastissimo territorio ed inspiegabilmente inferiore rispetto a molte altre realtà similari. Tale stato di cose, oltre al rischio di limitare le potenzialità del sistema, incide pesantemente sul benessere lavorativo dei poliziotti, sottoposti ad uno stress e ad una pressione notevole per garantire un livello adeguato di servizio ai cittadini. Il semplice raffronto fra le province calabresi restituisce un quadro allarmante, evidenziando in maniera incontrovertibile come la provincia di Cosenza, che da sola rappresenta più di 1/3 dell’intero territorio e dell’intera popolazione della Regione e che ha al suo interno il 40% dei comuni calabresi, arranchi considerevolmente rispetto alle altre. I numeri in questo senso sono impietosi poiché:
- La provincia di Catanzaro registra sostanzialmente lo stesso numero di poliziotti della provincia di Cosenza, nonostante abbia la metà della popolazione, 1/3 del territorio ed un numero di comuni pari alla metà;
- la provincia di Reggio Calabria ha più del doppio dei poliziotti rispetto alla provincia di Cosenza, nonostante una popolazione inferiore, una superficie pari alla metà ed un numero di comuni nettamente inferiore;
- la provincia di Crotone registra un numero di poliziotti leggermente inferiore ma con un territorio ed una popolazione pari ad un 1/4 di quella di Cosenza nonché un numero di comuni di molto inferiore;
- la provincia di Vibo Valentia registra circa il 35% in meno di poliziotti in meno ma con un territorio ed una popolazione che è circa 1/6 rispetto alla provincia di Cosenza.”
Quali le motivazioni di una tale evidente disparità?
“Se negli anni novanta la percezione della presenza del fenomeno mafioso era forse più evidente nelle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone” – incalza Rodi – “oggi i dati offrono un quadro nettamente diverso e dimostrano come il fenomeno ‘ndranghetistico sia presente in modo ingombrante nella provincia bruzia, caratterizzata da un tessuto economico/produttivo che fa gola alle organizzazioni criminali. La recente indagine sugli indici di criminalità nell’anno 2025, condotta dal Sole 24 Ore e basata sui dati forniti dal Ministero dell’Interno, dimostra che fra le varie province calabresi sussiste non solo un sostanziale livellamento dell’incidenza dei reati rispetto alla popolazione ma anche una certa omogeneità circa la tipologia degli stessi. Ponendola a confronto con la provincia di Reggio Calabria, ad esempio, emerge che la provincia di Cosenza, che presenta un livello sostanzialmente omogeneo di reati ad altissimo allarme sociale quali rapine ed estorsioni, supera la provincia dello Stretto per quanto riguarda i reati di lesioni dolose, incendio e, soprattutto, per quanto riguarda il fenomeno degli stupefacenti”.
“Nonostante la carenza di personale – prosegue il sindacalista -, la Polizia di Stato nella provincia di Cosenza (grazie al grande spirito di sacrificio di tutti i poliziotti che non si sono mai tirati indietro, spesso rinunciando a ferie, giorni liberi ecc.) è sempre riuscita a fare fronte a tutte le difficoltà, garantendo un livello adeguato dei servizi all’utenza ma tutto ciò ha determinato nel tempo un livello di stress psico-fisico del personale che oggi non è più sostenibile. Vi sono molti uffici ridotti ormai al lumicino, nei quali una assenza fortuita e temporanea di un operatore può rischiare di mettere in crisi tutto il sistema. I dati che indicano il rapporto fra i fenomeni criminali ed il personale presente sono impietosi: se in provincia di Cosenza vi è, infatti, un poliziotto ogni circa 1.600 abitanti, a Vibo Valentia ve ne è uno ogni 550 ed a Reggio Calabria uno ogni 480. Se a Cosenza vi sono circa 40 reati per ogni poliziotto, a Vibo Valentia ve ne sono 18 ed a Reggio Calabria 13.”
“Il quadro così delineato – conclude il Presidente U.I.L. Polizia – impone un immediato intervento sugli organici presenti in provincia. È necessario rimodulare “l’algoritmo” che individua la congruità del personale da destinare ai vari territori, tenendo conto sia delle caratteristiche geografiche della provincia (5° in Italia per estensione e caratterizzata da un territorio ed una rete viaria che rende molto difficili gli spostamenti) che della sua crescita in termini commerciali/produttivi (notoriamente appetibili alle organizzazioni criminali). Il tutto senza dimenticare che la provincia è interessata anche dalla realizzazione di importanti opere pubbliche, come il megalotto per la costruzione di una nuova tratta della nuova S.S. 106 ed il nuovo Ospedale della Sibaritide, nei cui cantieri si sono verificati diversi attentati di chiaro stampo mafioso. Per tutti questi motivi, invieremo una nota dettagliata al Capo della Polizia, nella quale chiederemo una celere rivisitazione al rialzo degli organici della Polizia di Stato in provincia di Cosenza ed interesseremo della questione i principali attori istituzionali provinciali e regionali per chiedere di aiutarci in questa battaglia. Siamo convinti che la sicurezza non sia un costo ma una opportunità per lo sviluppo del territorio e non possiamo consentire che il vero “costo” ricada esclusivamente sui singoli poliziotti, costretti a lavorare in situazioni disagiate o di scarsa sicurezza”.






