Con l’ordinanza n. 25/2026, depositata il 5 marzo 2026, la Corte Costituzionale è tornata sul Trattamento di Fine Servizio (TFS) dei dipendenti pubblici, confermando che il differimento e la rateizzazione violano l’art. 36 della Costituzione, che garantisce una retribuzione proporzionata e sufficiente.
Riferendosi alle precedenti sentenze n. 159/2019 e n. 130/2023, la Consulta ha rilevato che le riforme intervenute finora (tra cui la riduzione di tre mesi dal 2027) sono insufficienti e non hanno avviato un reale processo di eliminazione graduale dei meccanismi dilatori. Per questo ha rinviato la trattazione delle questioni di legittimità all’udienza del 14 gennaio 2027, concedendo al Parlamento e al Governo un anno per introdurre una disciplina che rimuova il vulnus costituzionale, contemperando i diritti dei lavoratori con le esigenze di bilancio.
Il pronunciamento riguarda anche i poliziotti e le Forze dell’Ordine, per i quali il ritardo nel pagamento del TFS – un vero salario differito – rappresenta un aggravio ingiusto dopo anni di servizio ad alto rischio.
Il Segretario Generale della UIL Polizia, Vittorio Costantini, ha commentato:
«Questa ordinanza è un segnale chiaro che non possiamo più ignorare. I nostri colleghi meritano di ricevere il TFS in tempi ragionevoli, senza dilazioni che ledono la loro dignità. La UIL Polizia vigilerà affinché il Governo intervenga entro il termine fissato, eliminando definitivamente questi meccanismi incostituzionali. È ora di passare dalle parole ai fatti».
La UIL Polizia continuerà a monitorare gli sviluppi e a battersi per una riforma che allinei il trattamento dei dipendenti pubblici a quello del settore privato, garantendo un riconoscimento immediato del lavoro svolto.






